Porta Portese.
Un mercatino.
Negli anni ’60 a Roma, qualcosa di molto diverso rispetto a quanto siamo oggi abituati a vedere (grande o piccolo che sia).
Ne parlai anni fa con un espositore sulla settantina; era il figlio di chi aveva iniziato a racimolare cose dall’immediato dopoguerra, suo padre per arrotondare andava di casa in case a prendere oggetti percorrendo molta strada con il suo carretto improvvisato con molte essere bianche.

Quando ho trovata questa foto mi sono ricreduto, pensavo che esagerasse.
Ci siamo stati a Porta Portese.
Durante una gita parrocchiale oltre una decina di anni fa, una toccata e fuga per volontà del parroco che ci accompagnava e per lui quell’oretta e mezza era più che sufficiente e aveva occupato troppo del tempo e tappe annotate sul suo taccuino.
Il bancarellista mi raccontava che ci potevi trovare di tutto; esposto alla rinfusa e con gli oggetti venduti essere subito sostituti da altri rimasti nel baule di una familiare o piccolo furgone; negli anni trovava persino una bara acquistata per essere pronti nella tragica occasione, una collezione infinita di vecchie moke da caffè in una piccolissima casa diventate vasi e portapenne, portandosela a casa come condizione imposta dai figli dell’ex proprietaria.

C’erano persone che tornavano a casa con un’unica gomma, magari spaiata……
Ci andiamo molto spesso, quasi ogni domenica.
Con alcuni paesi o città essere diventati una tappa fissa sicuro di trovare qualcosa e spesso sicuro dopo aver ricevuti dei messaggi su w. up, trovandoci vecchi libri o riviste.
Ogni tanto mio figlio mi anticipa chiedendo se hanno materiale su auto moto design e futurismo imitandomi, si diverte.
Le contrattazioni.
Nulla di vicino a quanto possiamo vedere fare anche in un programma televisivo di successo, mi raccontava di vecchie gomme per una 500 oramai logore e vecchie battute da un paio di persone o scomodissime da trasportare reti per letto proposte a prezzi di puro realizzo.
Ci si andava per trovare cose utili, spesso essenziali, con pochissimi soldi ripeteva per l’ennesima volta.

Oggi nemmeno pensarlo.
Una volta le cose belle le persone se le tenevano, fregandosene di mode o di figli che non avevano gli stessi gusti, dettomi alzando la voce.
Oggi le borchie per una Fiat 500 le cerchi in internet e figurati quelle per una Lancia Appia o una Alfa Romeo Giulietta, in quegli anni non mancavano e si trovavano a prezzi contenuti, recuperavi i soldi dati al vicino di casa o allo sfascio a pochi chilometri guadagnandoci “il giusto”.
Vecchie parti di auto moto e biciclette in quegli anni a Porta Portese.
Esposti su quelle quattro assi con le gambe e i venditori dotati di guanti molto spessi per il loro essere molto sporche.
Andavi in grandi città con un camioncino; magari prestato da un parente o un amico più o meno gratis, spesso ci dormivi la sera per risparmiare ed essere lì le primissime ore della giornata, quando di gente ce ne era già.
Le macchinine venivano messe nei sacchetti dei grandi magazzini non curandosi troppo di botte o graffi, tanto il più delle volte venivano prese per accontentare un bambino che voleva giocarci, i “fighetti” andavano nei negozi specializzati trovandole nelle loro scatole perfette.
A Porta Portese Roma e Torino si vendevano tanti fari.
Anche frecce e specchietti, ad un certo punto nella nostra chiacchierata entrava il figlio tornato dalla vicina caffetteria che cercava subito di interrompere il genitore mimando una forbice con la mano destra.
Ti sta propinando storie e leggende sui mercatini che faceva scommetto?
Gli risposi (più spinto da cortesia) che non mi stava stufando.
Con lui subito specificare che lo faceva spesso, specie con chi gli chiedeva cose per lui “strane”.
Io gli ho solo chiesto il prezzo di quelle macchinine messe in una scatola sotto una montagna di trenini con il più sano essere definibile rotto.

Mercatini da fighetti come più volte li ha definiti, quelli di oggi.
Poco dopo arrivava un altro bancarellista che conosco bene.
Negli anni mi ha procurato alcuni modellini ed un diverse vecchie riviste, tornava da un giro e trovandoci alcune cose che mi mostrava.
Ti avrà raccontato di Porta Portese immagino o di Torino, di come fosse diverso, di cosa ci si portava ???
Si gli risposi senza dilungarmi troppo, non avendo capito se e quante volte ci sia andato o parli per sentito dire visti i costi che racconta e il non avere troppi soldi, ma preferisco non approfondire.
Pensa che una volta che con me c’era uno zio ed hanno iniziato a ricordare, con il mio parente raccontagli di quando aveva trovato dei vecchi letti per malati prevenienti da un manicomio chiuso (così sembrava ricordare) venduti quasi subito e quelli rimasti a casa prenotati, presi dal proprietario di uno ospizio o casa famiglia e ci passò ore per accordarsi sulla spedizione visto che di corrieri economici non ne conosceva e non poteva mandargli delle foto, sorridendo mentre me lo raccontava.
Negli anni qualcosa …………
Quel signore conosciuto in un piccolo mercatino specializzato sulla “vecchia carta” che mi raccontò della montagna di vecchie riviste e fotoromanzi che aveva racimolati in anni e rivenduti molto velocemente, delle riviste di cucito con i cartamodelli con persone passare ore a controllare che i fogli dove copiare una gonna fossero ben leggibili e a poco prezzo.
I fotoromanzi se non me li avesse ricordati, ne avrò visti forse uno dal vecchio parrucchiere o un altro su una qualche bancarella.
Vecchi mercatini.






