Urbanina.
Dai colli dell’Appenino.
Veniva realizzata nelle scuderie di una villa seicentesca a Poggio Adorno dal Marchese Pier Girolamo Bargagli Bardi Bandini insieme all’amico tecnico e meccanico Narciso Cristiani, in soli sei mesi con tante le ore notturne per terminarla, guardandola può ricordare una biga romana con il poco spazio e circolare destinato esclusivamente ai due passeggeri, il piccolo abitacolo ruotare ed un’uscita dall’unica “portiera” (riducendo al minimo l’ingombro totale), tutti gli organi meccanici sotto il pavimento.
Il marchese 54enne negli anni precedenti aveva modificata una Lancia Aprilia facendole raggiungere i 185 chilometri orari.

La sua rotaia circolare dove era aggangiata la carrozzeria (aperta o chiusa come vediamo dalle fotografie) rotante con un unico sportello.
Urbanina Salone di Torino del 1965 nella versione prototipo.
La successiva versione presentata nel 1966 ed ancora a Torino; prodotta in una ridottissima serie dal 1968; non si discostarono troppo da quella prima versione se non per il motore montato.
Il motore.
Il primo un monocilindrico orizzontale a due tempi da 175 cmc, un Innocenti Lambretta montato sotto il pianale.
La versione definitiva vista nel 1966 con un 198 cmc da sette i cavalli ed una velocità massima di 60 chilometri all’ora, 260 chilogrammi di peso.
Anche una versione elettrica con un motore Bosch a batterie tradizionali (30 i chilometri orari e circa 40 le ore di autonomia).
Le dimensioni della prima auto elettrica prodotta in serie.
Lunga 184 centimetri e larga 121, due i posti disponibili per quella che allora doveva essere l’automobile più piccola del mondo e destinata ad un utilizzo cittadino per brevi spostamenti e parcheggi facilitati,
Urbanina le versioni con le due carrozzerie acquistabili separatamente e facilmente intercambiabili.
“Primavera” versione aperta, una mini cabriolet con rivestimenti in vimini.

Urbanina nella versione “estiva” con il guscio rivestito in vimini e il telo asportabile della stesso colore della carrozzeria.
“Berlinetta” per le stagioni meno calde con una carrozzeria di origine Piaggio (il tecnico Cristiani conosceva bene D’Ascanio), quella visibile nella maggior parte delle fotografie viste oggi.
La piccola produzione iniziava nel 1968 durando poco meno di due anni.
Nel 1970 dopo aver prodotto all’incirca 400 esemplari di Urbanina il Marchese cedeva le attrezzature ed i brevetti alla Carrozzeria Zagato, che per la Fiera Internazionale di Milano del 1972 reallizzava la Milanina (40 gli esemplari) vetturetta con carrozzeria in vetroresina.
La piccola automobile finiva nel dimenticatoio.
Sino al 2008 con il Professor Giancarlo Andreanini coadiuvato dal Monsignor Andrea Cristiani (figlio del tecnico ed amico) iniziare a cercare materiale e volendo coinvolgere quelle persone che si ricordavano qualcosa, altri si aggiungevano e poco dopo veniva fondata l’Associazione “l’auto elettrica tra passato e futuro” qui nel LINK.
Personalmente sull’Urbanina.
Questa piccola auto mi incuriosisce da tempo, peccato che sulla stampa coeva non credo gli sia stato dedicato lo spazio che meritava; probabilmente sarà parsa troppo “estrosa” o chissà che altro; ma un’automobile così piccola con tutto il poco spazio dell’abitacolo dedicato ai due passeggeri e una carrozzeria ruotante non credo può lasciare (solo oggi ???) indifferenti.
La versione elettrica sulle mie datate fonti cartacee viene appena citata; un paio di righe alla fine di quei due quasi tre articoli trovati; con tutti invece sottolineare la cessione alla Carrozzeria Zagato e la sucessiva uscita della Milanina, 400 esemplari contro 40 quelle quattro centinaia di Urbanine prodotte non sono numeri da sottovalutare, oggi in rete ho provato a cercarne una e non ne ho trovate, volevo capirne il valore e il numero di superstiti ma non ci sono riuscito.
Per fortuna l’Associazione “l’auto elettrica tra passato e futuro” sta facendo ricordare un’auto “”estrosa””” per tanti, serve farlo perchè oltre ad aver anticipato di tanti anni le auto di oggi aveva un senso, allora lo aveva per forme e soluzioni.










