Delfion.
Una fibra sintetica.
Lo stabilimento di Castellaccio in Comune di Paliano con un grande protagonista Leopoldo Parodi Delfino un imprenditore che negli anni aveva aperto in zona alcune aziende diventate in brevissimo tempo importanti, siamo a circa sette chilometri da Colleferro ed oggi la fabbica è in stato di totale abbandono.
Con il suo grande centro industriale che iniziava nel:
- 1912 con la produzione di esplosivi (militari ed industriali).
- Per poi aprire pochi anni dopo nel 1918 un cementificio.
- Si ampliava ulteriormente con la produzione di munizioni.
- Seguivano dei prodotti chimici e meccanici.
- Poco dopo la produzione di materiale ferroviario manufatti metallici ed altri ritrovati chimici specifici per l’agricoltura l’industria e l’uso domestico.
- Ed arriviamo all’attività tessile che iniziava con la lana e suoi filati e pettinati seguita poco dopo da quella delle fibre sintetici con il prodotto protagonista di oggi.
Il Delfion un prodotto innovativo.
- Molto leggero.
- Ed altrettanto resistente.
- Non mancando nemmeno in elasticità, tanto da essere utilizzato per un’ampia gamma di prodotti finiti dalle reti da pesca ai collant per donne.
- Più lavorabile e conservabile.
- Meno ingualcibile rispetto alle fibre sintetiche già presenti sul mercato nel 1957.
Una fibra poliammidica derivata dal caprollatame (derivato dal carbone e del petrolio), erano necessarie temperature specifiche per lavorare quel derivato e durante le fasi di lavorazione servivano ripetuti controlli.
Come qualsiasi tessuto poteva essere utilizzato per svariati prodotti finiti, dal canovaccio da cucina al tessuto per coprire una poltrona o un divano, abbigliamento e cura della casa con un numero di prodotti che si possono immaginare (persino come rivestimento per cavi elettrici).
La fabbrica tessile B.P.D. e il Delfion (Gruppo Industriale Bombrini Parodi Delfino).
Nel 1968 i suoi cancelli venivano definitivamente chiusi e la proprietà cambiava, di conseguenza anche la produzione del nuovo tessuto sintetico un poliammide alifatico noto ai più come nylon, gli stabili e l’intera area venivano riconvertiti, credo di poterla definire un paradosso la quasi repentina scomparsa di quella fibra sintetica che per un certo periodo fu utilizzata per produrre un numero quasi infinito di prodotti se non forse una conseguenza dell’acquisizione della B.P.D. da SNIA Viscosa nel 1968 ( e l’arrivo di fibre sintetiche “piu moderne” ?? ).
Rispetto al Nylon (più tradizionale) il Delfion aveva una lavorazione diversa, tramite una filatura per fusione i granuli di partenza venivano convogliati in macchinari che li scaldavano a circa 220 gradi diventando un ammasso liquido che poi veniva trasformato passando in diverse filiere ed essere subito raffreddato, con altre lavorazioni veniva reso più resistente ed elastico e infine immagazzinato su bobine (di varie dimensioni) per la tessitura diretta o la vendita ad altri produttori.
Ma proviamo a vedere per quali prodotti finiti veniva utilizzato il Delfion:
Calze da donna che rispetto a quelle di altre produzioni potevano essere proposte ad un prezzo più basso ed erano pure più elastiche e resistenti.
Maglieria, magliette ed altri prodotti della stessa categoria sia per uomo che per donna.
Le camice Wash and Wear indossabili senza essere stirate o con una passata veloce di un ferro da stiro, per quegli anni una novità.
Costumi da bagno, con un’asciugatura rapida e una resistenza maggiore alla salsedine risultando più durevoli.
Ombrelli.
Giacche a Vento impermeabili, leggere e resistenti agli strappi più di altre fibre sintetiche coeve.
Guanti.
Reti da pesca più elastiche ed ancora una volta durature rispetto a quelle realizzate in fibre naturali.
Tappeti e zerbini, vista la sua resistenza allo sfregamento.
Filati per cucire, con un largo utilizzo nell’industria calzaturiera e delle confezioni.
Ma siamo fra gli anni ‘50 e ‘60 Il Delfion poteva sembrare un prodotto chimico “non naturale”.
Ed infatti la B.P.D. ebbe non poche difficoltà a farlo accettare prima dai produttori e di conseguenza dai loro clienti finali, per ovviare pensò ad una campagna pubblicitaria (azzeccatissima) dove evidenziava le doti del prodotto fino a farlo diventare un sinonimo di qualità con molti dei loro clienti “cambiare idea” e mettere il simbolo del Delfion sugli imballi e prodotti.
Un’etichetta con un marchio di garanzia stampato e il finanziare una parte delle pubblicità di quei prodotti che l’avevano, “”” la calza prodotta dalla Ditta tal dei tali è in puro nylon Delfion “”” .
Una campagna pubblicitaria cartacea su riviste come “La Domenica del Corriere” “Oggi” ed “Annabella” veniva in parte finanziata dalla B.P.D.
Oltre a quell’etichetta venivano indicate alcune doti come “inattaccabile dalle tarme” “ si lava in un minuto” “asciuga rapidamente” “non serve stirarlo”.
Se ne evidenziava la grande resistenza anche dopo prolungati sfregamenti (le calze non smagliavanon come gli zerbini duravano decisamente di più).
La Fiera Campionaria di Milano veicolo importantissimo per il lancio di un nuovo prodotto in quegli anni, la B.P.D. investì ingenti somme per i suoi stand.
La facile tintura e finiamo con la sua miglior dote.
La sua struttura chimica gli consentiva di essere tinto (si poteva utilizzare qualsiasi tipo di tintura naturale o chimica).
Con lavorazioni più rapide e di conseguenza economiche e resistendo meglio di altre fibre sintetiche pari periodo a scolorimenti.

Uno dei reparti dove veniva immagazzinato a seconda del tipo di prodotto finale a cui era destinato, qui in matasse non grandissime.
Mi piacerebbe avere altre notizie sul Delfion.
Sul prodotto o sulla storia di quella fabbrica quando cercando in rete ho trovato notizie sullo stato delle stabile e qualche tentativo di recuperarlo destinandolo ad altro scopo o notizie sull’inquinamento persistente generato da quella ed altre produzioni del passato, vorrei capire se sia “sparito” o riconvertito in un altro prodotto visto che sulle mie fonti cartacee coeve ho letto che ebbe una tale diffusione da far ingrandire più volte lo stabilimento, dando lavoro a tante persone con un indotto importante ed io prima non ne avevo mai sentito parlare.
La Storia Industriale Italiana credo sia un argomento centrato anche qui, specie con un prodotto che vorrei capire quanto sia ricordato o conosciuto.












