1981 ACS S3 1000 Atelier de Costructions Mecaniques Siccardi.
Dalla Francia con un direttore di origine italiana grande appassionato di motori.
Doveva essere costruita dalla nostra Laverda se l’accordo non fosse sfumato, l’azienda francese specializzata in componenti di precisione per l’industria automobilistica (alberi motore e altre parti) decideva così di “arrangiarsi”.
Voluta dal titolare della ACS; un imprenditore di ordigine italiana; Renè Siccardi, una bialbero ad ingranaggi con quattro valvole per cilindro, ad acqua il raffreddamento, elettronica l’accensione, portante il motore e sospensioni cantilever sul posteriore e davanti a parallelogramma con anti affondamento montate direttamente sul blocco motore.
L’unico esemplare visto al Salone di Parigi del 1981.
Molto ambiziose le previsioni.
Fra esemplari e motori da produrre entro la fine del decennio ’80, ma arrivava il nuovo regolamento per le gare di durata che ponevano come limite una cilindrata di 750 cmc e quel 1000 pensato per quel tipo di gare finiva per essere subito improponibile.
Il motore della ACS S3 1000.
- 83X61,5X3.
- Una cilindrata effettiva di 1071 cmc.
- Bialbero ad ingranaggi.
- Quattro valvole per cilindro.
- Tre i Dell’Orto da 40 mm.
- Tre cilindri quattro tempi.
- 150 cavalli a 11.000 giri minuto.
- 172 chilogrammi il peso complessivo.
- Sia la frizione che il cambio dovevano essere facili da smontare e cambiare con il secondo essere a cassetta.
- 284 chilometri orari la velocità massima ipotizzata.
Due le versioni previste, il 1000 stato pensato più per un impiego agonostico e un 750 più “docile” e stradale.
La ACS S3 1000 era realizzata con un sistema di stampaggio a pressione dell’alluminio.
Partivano da zero sicuri che gli ingegneri scelti per il progetto potessero ovviare all’inesperienza, fra questi Claude Fior per la parte telaistica (aveva già pensata pochi anni prima una motocicletta piuttosto simile), 60.000 le ore lavorative impiegate per realizzare il primo ed unico esemplare, un impegno economico troppo gravoso per un’azienda che si occupava d’altro tanto che cercavano un aiuto dall’ANVAR (agenzia Nazionale per la Valorizzazione della Ricerca) da alcuni enti pubblici e il Consiglio Regionale con tutti rifiutarsi.
Fra i costi ad incidere maggiormente quelli per la pressofusione dell’alluminio e relativi stampi per una motocicletta con motore portante, ma ne rimase un solo esemplare e a quanto pare con un motore mai nemmeno acceso.