Autobianchi A 111 da safari fotografico.
Padre e figlio nel 1970.
Percorsero 7,000 chilometri su strade africane fra percorsi non certo facili e> con animali diversi e un buon numero di pericolosi, su quella auto avevano aperto il tetto per poter fare le fotografie da fermi o mentre uno dei due guidava.
La Autobianchi A 111 da safari fotografico, le modifiche.
Poche:
- salvo appunto per quel tetto.
- Montava delle gomme tipo rally prodotte dalla Pirelli che rendevano l’auto anche più alta.
- Delle traverse d’acciaio molto vicine fra loro formavano una sorta di corazza per proteggere gli organi più importanti ed esposti.
- Ammortizzatori più duri.
- La carrozzeria dotata di zebre adesive ricavate dall’immagine ingrandita di un esemplare, soluzione che gli permise di avvicinare la fauna africana di una decina di metri in più rispetto ad un’altra qualsiasi automobile.
Partivano da Nairobi la capitale del Kenia con quellaAutobianchi A 111 da safari fotografico.
Percorrendo circa settemila chilometri in quarantatré giorni, con un solo problema meccanico dovuto dalla rottura di un ammortizzatore nei primi 1500 chilometri (sostituito in occasione del primo tagliando di controllo) e alcune autoaccensioni dovute ad una benzina molto scadente acquistata in alcune zone.
Nessun rabbocco al liquido di raffreddamento nonostante le tante sollecitazioni e le temperature elevate, pochissimo l’olio consumato, nulla all’impianto elettrico.
Una carrozzeria tropicalizzata, operazione fatta dalla Fiat di Nairobi seguendo una prassi prevista per tutte le automobili italiane importate in Africa.
Le protezioni montate sotto la parte anteriore e il serbatoio funzionarono egregiamente, con soprattutto la grigliatura montata sotto il motore rilevarsi determinante.
Autobianchi A 111 da safari fotografico, esemplare praticamente di serie.
Affrontava un percorso lungo e difficile voluto da un padre e suo figlio amanti dei safari fotografici, senza aver nessuno problema se non per solo quell’ammortizzatore, dimostrando la sua qualità visto che di quei 7.000 chilometri ne percorsero più della metà su strade a fondo naturale e quasi un 10% in fuoristrada, peccato che si sia saputo poco di questa avventura; io almeno se non mi fossi messo a sfogliare qualche rivista non lo avrei mai saputo e di altre ne ho fatte passare molte.
I protagonisti Federico e Aldo Pantellani, con l’augurio che possano contattarmi e arricchire con loro ricordi quanto ho scritto e provato a far ricordare.











Comments 2
25 Apr 2026 at 14:57
Federico Patellani died in 1977 (1911-1977), Aldo is not probably alive as well, he might be 85+ now
26 Apr 2026 at 19:34
Buongiorno La ringrazio, desideravo provare con un loro parente diretto.