Scuola guida su un circuito.
A Brescia e siamo nel 1966.
In una ex pista da go kart dove chi voleva prendere la patente doveva esercitarsi in un modo completamente diverso, non andava davanti alla scuola guida dove trovava l’istruttore seduto sul sedile del passeggero.
A pensare questo tipo di soluzione l’Automobil Club della popolosa città lombarda e stabilendo un preciso programma degli “esercizi” per ogni praticante, un’idea presa; “copiata”; da altri stati europei.
In Germania e in Austria da qualche tempo le esercitazioni veninvano fatte in parchi pubblici con spazi ovviamente idonei.
Scuola guida su un circuito, due le fasi.
La prima sulla pista per far conoscere i comandi di una automobile e le manovre necessarie con maggiore tranquillità; senza avere già patentati vicini o che nel caso potevano abbronzarti con clacson ed abbaglianti; in spazi ampi e senza troppi ostacoli.
Fra le manovre se ne facevano di “strane”; tipo lo sbandamento in curva; il futuro patentato solo quando sicuro e sufficientemente pratico tornava al vecchio sistema su un’auto della scuola guida insieme all’istruttore.
Scuola guida su un circuito con lezioni di teoria e pratica.
Per quelle di partiva con quella sulla partenza da fermi e la si ripeteva sino a quando il praticante non sembrava tranquillo e capace di farla.
Seconda, su una parte della piccola pista con forma ad ellisse imparava a girare il volante in seconda e senza uscire dal perimetro.
Terza si imaparava ad utilizzare il cambio partendo dalla parte “piccola” della pista e spostandosi progressivamente sull’intero tratto sino a quando l’innesto e la gestione del cambio (durante curve e rettilinei) sembrava soddisfacente.
Quarta, giri sulla pista con i segnali stradali messi in alcune zone dagli istruttori; raccordi e cambi di corsia compresi; qualche retromarcia e non mancavano le inversioni se nessun cartello le vietava.
Partenza in salita e in discesa, su strada piana o da un dosso.
Il parcheggio.
La frenata a seconda delle condizioni di traffico e meteo, come ci si doveva comportare in caso di frenata su strada bagnata o con neve (le prove venivano fatte nelle stagioni più calde sulla parte della pista in terra o sabbia).
Gli orari con le prove fatte sia con il chiaro che la sera, ovviamente la pista era dotata di un impianto di illuminazione che veniva acceso e spento per far provare al guidatore ogni condizione possibile e conoscere l’utilizzo di luci di posizione e abbaglianti.
Prove in discesa con asfalto asciutto o bagnato, per migliorare la frenata.
Il futuro patentato guidava da solo, doveva stare attento ai segnali degli istruttori e ai cartelli, se sbagliava qualcosa al massimo gli si fermava la macchina in mezzo alla pista o poteva finire in uno dei prati che la circondavano, niente di che quindi.

Auto comuni quelle utilizzate, sle stesse che potevamo utilizzare in una qualsiasi Scuola Guida del periodo.
Seconda fase, si passava alle strade normali.
Una volta finito quel ciclo si provava a guidare sulle strade normali, tutti gli allievi promossi e diventati neo patentati.








